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Recensioni
a cura di Biagio Adile
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Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk

Anatra all’arancia meccanicadel collettivo Wu Ming

Il signor Mani di Abraham B. Yehoshua

Il peso della farfalla di Erri De Luca

A un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grosmann

Il Vangelo secondo Gesù Cristodi José Saramago

 

 

"Il mio nome è rosso" di Orhan Pamuk – Einaudi – traduzione di M. Bertolini e S. Gezgin.

 “Il mio nome è rosso” di Orhan Pamuk è un giallo sui generis, nel senso che c’è il morto e c’è l’omicida, ma è anche e soprattutto un romanzo storico.  La vicenda, raccontata di volta in volta in prima persona da uno dei personaggi, si svolge nell’ambiente dei miniaturisti della Turchia musulmana del tardo ‘500. Il morto è uno degli artisti che lavoravano nei laboratori del sultano ottomano Murad III (1574-1595) ed è lui che, dal fondo del pozzo in cui giace ormai cadavere, la testa rotta, inizia la narrazione. L’espediente narrativo, accattivante ma vagamente claustrofobico, vede alternarsi personaggi memorabili che compongono la trama, compreso il colore rosso (da cui il titolo) elemento essenziale dell’arte della miniatura. Fa da sfondo alla trama – che come un puzzle si compone nella mente del lettore man mano che i personaggi raccontano il loro pezzo di verità - il confronto tra la tradizione artistica ottomana, pervasa di fanatismo religioso, e la scuola veneziana, emblematica del permissivismo dell’occidente cristiano. L’epilogo è lasciato alla giovane e bellissima vedova Şeküre che trasmette la storia al proprio figlio Orhan che poi la metterà per iscritto. Romanzo impegnativo e bellissimo.

Altre recensioni dello stesso libro:
http://www.lankelot.eu/letteratura/pamuk-orhan-il-mio-nome-%C3%A8-rosso.html-0
http://iguanajo.blogspot.com/2008/01/il-mio-nome-rosso.html

Da Il mio Nome è Rosso è stato tratto uno spettacolo teatrale che sta andando in giro per l'Europa balcanica e che dovrebbe arrivare anche in Italia. Regia di Martin Kocovski.
Fonte:
http://www.hurriyetdailynews.com/n.php?n=0810170753360-2010-08-11  

 

“Anatra all’arancia meccanica” del collettivo Wu Ming – Einaudi editore

 “Anatra all’arancia meccanica” del collettivo Wu Ming è una manciata di racconti infilzati come le anatre della Tasmania di Flynn (che è un personaggio del racconto “In like Flinn”) a formare una collana surreale e irriverente, grondante di caustica ironia e a tratti di grassa comicità. I cinque di Wu Ming, maneggiando con disinvoltura un gergo greve insieme a immagini splatter di sconcertante brutalità, dimostrano, come già Henry Miller nel capolavoro pornografico “Opus pistorum”, che è possibile fare letteratura “alta” utilizzando gli scarti della cucina letteraria.

La raccolta trae il titolo dal racconto lungo “Canard à l'orange mécanique”, esilarante e ultraviolenta dissacrazione del mondo zuccheroso di Disney dove finalmente l’odiosissimo Zio Anatrone, alias Zio Paperone, è spennato vivo da un incazzatissimo Anatrino, alter ego di Paperino, che al grido di “andate affanculo, schiavisti! Sono settant'anni che faccio lo sfigato!” manifesta la propria raggiunta autoconsapevolezza, in un’orgia di violenza urbana.420 pagine da godere in attesa del prossimo dei Wu Ming. 

Altre recensioni del libro:
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=3234
http://www.finzionimagazine.it/news/anatra-allarancia-meccanica-lantologia-di-wu-ming


“Il signor Mani” di Abraham B. Yehoshua – Einaudi

Il romanzo di Yehoshua racconta, con un insolito espediente narrativo, la saga di una famiglia ebrea che si dipana a ritroso del tempo, fino a sette generazioni di “Mani”, errando in luoghi eterogenei quali Libano, Creta, Polonia, Istanbul, Atene e finalmente Gerusalemme, al centro del mondo. Lo scrittore mette in scena cinque dialoghi di cui riporta le parole del solo protagonista, omettendo le risposte dell’interlocutore che sono lasciate all’immaginazione del lettore. Ne risulta una lettura difficile ma affascinante in cui dal giovane Efraim, soldato israeliano di stanza in Libano nei primi anni Ottanta fino al patriarca Abraham, vissuto nell'Atene di metà Ottocento, le voci dialoganti  dispiegano il dramma e il mistero di un popolo alle prese con l’utopia della pace. Per lettori esigenti.

Altre recensioni sul libro:
http://www.my-libraryblog.com/le-vostre-recensioni/il-signor-mani/

“Il peso della farfalla” di Erri De Luca – Feltrinelli

Nel romanzo breve di De Luca si fronteggiano, nell’aspro paesaggio montano caro allo scrittore-alpinista, due formidabili animali: il grande camoscio, che avverte imminente la fine della sua supremazia sul branco, e l’uomo, cacciatore di frodo, “re dei camosci” per quanti ne ha uccisi con implacabile freddezza, anch’egli incalzato dalla stanchezza dell’età. E’ un duello aspro dominato da regole antiche, che rifiuta la compassione ma accetta il rispetto reciproco e la silenziosa ammirazione. Lo scrittore racconta, col ritmo lento e paziente del montanaro, di due solitudini che si riconoscono e si avvicinano fino all’abbraccio finale, che sarà mortale ma lieve, come il tocco di una farfalla.
Poetico e commovente.

Altre recensioni del libro:
http://www.qlibri.it/narrativa-italiana/romanzi/il-peso-della-farfalla/

 

A un cerbiatto somiglia il mio amore” di David Grosmann – Mondadori - traduzione di A. Shomroni

Il romanzo descrive il dramma di una madre, Orah, che dopo aver accompagnato il figlio Ofer (in ebraico “cerbiatto”) al fronte, oppressa da un oscuro presentimento interrompe i contatti con il mondo, stacca il cellulare e parte per una gita a piedi attraverso la Galilea, perché non sia raggiunta dal temuto “annuncio” della morte del figlio. Ma nel dramma di questa madre si dispiega il dramma del popolo ebraico e della sua storia travagliata, dei conflitti interni, del senso di accerchiamento e di fragilità. E soprattutto lo scrittore israeliano afferma l’idea categorica che la guerra non è mai una soluzione ma è sempre e comunque un male inutile e brutale. Malgrado il dolore personale di Grosmann, che nel corso della stesura del libro ha realmente perso un figlio ventenne in un’azione di guerra, nel romanzo sono estranei sentimenti di autocommiserazione o desideri di vendetta ma emerge la capacità di vedere e capire anche la sofferenza dell’”altro”, sia pure il “nemico”, mediante la rappresentazione, nel personaggio protagonista di Orah, di una maternità atavica e quasi animalesca, disperatamente e tenacemente dispensatrice di vita e di amore, nello scenario di una morte immanente.
Un romanzo indelebile, certamente uno dei migliori della letteratura contemporanea.

Altre recensioni sul libro:
http://www.qlibri.it/narrativa-straniera/romanzi/a-un-cerbiatto-somiglia-il-mio-amore
http://www.wuz.it/recensione-libro/2610/cerbiatto-amore-david-grossman.html

 

“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di José Saramago - Feltrinelli - traduzione di Rita Desti

Lo scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, attinge all’Antico e al Nuovo Testamento per rielaborare, secondo una prospettiva tutta terrena, la vita di Gesù Cristo dalla nascita, preannunciata da un angelo-demone ma avvenuta a seguito di un normale rapporto carnale tra Maria e Giuseppe, fino alla morte atroce sulla croce con l’amara affermazione «Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto». Il riferimento è al Padre che nel romanzo appare come un dio atavico assetato di sangue e di gloria, inquietante e spietato, che riesce persino a sconvolgere il Demonio, presente durante il dialogo insensato che si svolge sul lago Tiberiade tra il Padre e il Figlio.
Pubblicato nel 1991, il romanzo, per l’ottica dissacrante e sovversiva con cui umanizza la figura di Gesù, scandalizza la Chiesa che accusa lo scrittore di blasfemia e rispolvera i toni da antica inquisizione anche all’uscita del romanzo Caino, infierendo persino, assai poco caritativamente, sulla memoria dello scrittore dopo la sua morte, avvenuta nel 2010.
Il Gesù di Saramago è una figura dolorosamente umana. Anticonformista e ribelle, consapevole della propria discendenza da un dio infantile e grottesco, capriccioso come una divinità greca, cerca inutilmente di sottrarsi al gioco crudele che il Padre divino ordisce ai danni di un’umanità non redenta, malgrado il supremo sacrificio sulla croce, e destinata invece a una serie interminabile di sofferenze, atrocità e martiri in nome di quella stessa croce.
Un libro complesso, dunque, e di sconvolgente bellezza.

Altre recensioni dello stesso libro:
http://www.qlibri.it/narrativa-straniera/romanzi/il-vangelo-secondo-ges%C3%B9-cristo/

 
 
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